Quando la creatività in città fa rete grazie a GGD Bologna!

giugno 18, 2013 at 17:05 , by ggdbologna

Quando qualcuno ci scrive per raccontarci le cose belle che sono successe dopo uno dei nostri eventi, quando qualcuno sa cogliere le opportunità del networking che speriamo sempre di attivare tra progetti e persone, ci piace documentarlo. Dopo l’ultima GGD, dedicata al lato verde del web e che si è svolta a Senape Vivaio Urbano di Bologna, Denise di Grim&Marius ci ha scritto per ringraziarci perché era stata un’occasione interessante per il suo progetto creativo. Le abbiamo voluto chiedere come. Ecco qua una breve intervista a un’artigiana contemporanea, attiva anche dal punto di vista digitale.

Chi sei e che cos’è Grim&Marius?

Mi chiamo Denise Ciccardi e sono la creatrice di Grim&Marius…se “mi” penso faccio fatica a farmi calzare un’unica definizione.

Non nasco come artigiana: provengo da un’esperienza decennale nella comunicazione e organizzazione eventi.

Ma ad un certo punto del mio cammino ho capito che era arrivato il momento di uno stop, di ripensare con calma a cosa volevo fare del mio lavoro. Questa pausa ha corrisposto con la ristrutturazione della nostra casa a cui mi sono dedicata pienamente. In questo clima di rinnovamento totale nasce il progetto Grim&Marius. Mi sono tornate in mente delle gocce di ceramica realizzate negli anni ’70 da mio nonno, pittore e ceramista, e ho pensato che sarebbero state perfette per sostituire le vecchie gocce di cristallo di un vecchio chandelier. Così ne ho acquistato uno in un mercatino, dipinto di un colore brillante, decorato con le pastiglie di ceramica e la magia è cominciata!!!! Dopo quel lampadario “numero zero” ne sono venuti tanti altri. Ora la ceramica del nonno è affiancata da quella realizzata da me, questo mi dà la possibilità di sperimentare nuovi colori e nuove soluzioni.

Un allestimento dei lavori di GrimandMarius a Senape – vivaio urbano: ci racconti come è nata questa collaborazione e come funziona?

Devo dire che è stata veramente una bella novità estiva!!! Tutto nasce dalla serata organizzata da GGD Bologna, Il lato verde del web, a cui ho partecipato come spettatrice.

Avevo sentito parlare di Senape ed ero curiosa di scoprire questo nuovo spazio. Chiaramente me ne sono subito innamorata e molto spudoratamente mi sono presentata illustrando le mie creazioni, prendendo spunto soprattutto da una delle mie linee, Les Pots à Lumière, lampadari realizzati partendo da comuni vasi da fiore, e quelle di Anna Grandi di Pl2a1design, mia compagna di eventi e allestimenti ( lei dona nuova vita a vecchie sedute e poltrone utilizzando tessuti magnifici e particolari).

Dopo qualche giorno i ragazzi di Senape ci hanno ricontattate per proporci di esporre e vendere i nostri pezzi unici all’interno del vivaio. Abbiamo studiato insieme l’allestimento e devo dire che siamo veramente soddisfatti!! I Lampadari e le poltrone si fondono meravigliosamente con i colori e le fantasie dei fiori di Senape.

Artigianato e Rete sul territorio: quale opportunità possono offrire progetti associativi tra digitale e urbano come GGD Bologna a donne imprenditrici e creative come te?

Provenendo dal mondo della comunicazione mi risulterebbe difficile pensare la mia attività disgiunta dalle rete, elemento essenziale per Grim&Marius. Ma l’animale sociale che è in me chiaramente mi porta anche a volermi mettere in contatto con gli altri vis à vis e progetti come quello delle GGD Bologna sono fondamentali, per raccontare i miei chandeliers, per illustrare come nascono e naturalmente per incrementare e oliare questo stupendo meccanismo delle relazioni e degli scambi tra persone che hanno la stessa visione del lavoro e del futuro.

Artigianato, Sostenibilità e digitale: in quale relazione sono secondo te?

Questa domanda arriva proprio dopo un seminario a cui ho partecipato che vedeva la presenza del Prof. Stefano Micelli autore del libro “Futuro Artigiano” , il testo guida di noi makers, dove questi tre concetti sono assolutamente fondamentali e imprescindibili.

In questo libro si parla non di opposizione ma di osmosi tra quello che è tradizione con tutto ciò che è innovazione, si parla della dignità del “saper fare”.

Trovo tutto questo eccezionale, di una forza unica! La chiave è proprio questa… Le nostre mani, le idee, la rete e anche un’intento definiamolo ” educativo”, per far capire a sempre più persone il valore di un oggetto unico, non omologato ma che racconta tanto di chi l’ha realizzato ma ci dice infondo anche qualcosa di chi l’ha comprato!

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Girl Who Code: una Start-up no profit che ha creato circa 50 posti di lavoro.

giugno 14, 2013 at 14:35 , by ggdbologna

Ciao donne italiane, come annunciato qualche settimana fa, sono in viaggio con il gruppo Women in Technology del programma International Visitors Leadership Program. Questo viaggio mi sta dando l’occasione di incontrare realtá e donne interessantissime. Come promesso, eccomi qui a condividere con voi alcuni incontri interessanti. Ho pensato di partire con Girls Who Code, perchè fra geek girls ci sente sempre a casa. Ecco qui il sunto dell’incontro con Liza Conrad.

A presto!
Linda

La sede di Girls Who Code è al 14o piano 28 W. 23rd St, 4th floor NY.

È una organizzazione no-profit nata un anno fa.
La mission di Girls Who Code consiste nell’elevare il livello socio culturale delle ragazze attraverso le nuove tecnologie.

Girls Who Code è attualmente presente in 5 differenti città in USA e nell’arco di un anno ha collezionato ben 4 pagine sul NYTimes e numerosi articoli sui più importanti magazines americani e internazionali. Ma come funziona? A riceverci è Liza Conrad.

Per prima cosa ci accoglie dicendoci:

“So che siete reduci da una visita a Washington e so che avrete visitato molti palazzi e uffici istituzionali. Io per prima cosa vi mostrerò la nostra sala riunioni, perché voglio che capiate bene dove lavoriamo e qual è l’ambiente in cui svolgiamo il nostro programma.

La stanza è grande e c’è una scrivania rettangolare al centro, su cui spiccano iPad sostenuti da alcuni supporti.
Su una lavagna sono descritti dei flussi di attivitá.

Il secondo ambiente che che Liza ci mostra è la caffetteria… wow!
Grande con divani a puff e uno spazio in cui ognuno può cucinare o scegliere alcuni cibi giá pronti.
Questo ambiente è importante perchè è qui che avvengono le riunioni informali, ci si incontra per pranzo e le persone delle differenti start-up incubate possono scambiarsi idee e spunti.
Finito il tour il nostro incontro entra nel vivo.

L’ informatica e le nuove tecnologie sono il settore che produce il 29% di posti di lavoro in USA; eppure solo lo 0,3% delle ragazze in USA esprime interesse verso le materie scientifiche prima di approdare al college.

Il 98% dei leader in computing science in USA dichiara di non essere stato esposto alle materie scientifiche prima del college.
In USA non esistono corsi di laurea in computing science.
Solo l’1% dei fondi del Governo è indirizzato al settore Science Technology Engeneering Mathematics (STEM).

Come funziona Girls Who Code?
Liza ce lo racconta tramite una best case che chiamo Stephanie:

Stephanie è una ragazzina di 14 anni che vive a Brooklyn, non ha nessun tipo di istruzione, non ha nessuna conoscenza tecnica e per guadagnare 5.$ dollari al giorno distribuisce volantini per promuovere una lavanderia a gettoni all’incrocio di una strada.La sua famiglia vive e Brooklin senza corrente elettrica.
La scorsa estate Stephanie è entrata nel programma Girls Who Code.
Per 8 settimane ha studiato 8 ore al giorno come tutte le ragazze e inoltre si è fermata a studiare anche nei weekend con le sue compagne di corso fino a tarda notte. Liza ricorda sorridendo che lei e le sue colleghe ricevevano notifiche su twitter o email durante i weekend negli orari più improbabili.
Stephanie come tutte le sue colleghe di corso ha studiato:

  • codice
  • imprenditoria
  • branding
  • sviluppo di prodotti
  • advertising

A fine corso Stephanie ha sviluppato una mobile App insieme alle sue colleghe.
Stephanie ha presentato il suo progetto a Google, Microsoft e a fine corso ha ricevuto 3 offerte di lavoro e attualmente lavora in un’azienda, ha un’ottima posizione e può provvedere a se stessa e alla sua famiglia.

“Quali sono le difficoltà principali che incontrate all’inizio di un percorso come questo?”

“La prima cosa è convincere le ragazze che studiare ITC è una cosa alla loro portata e una strada percorribile e divertente. La seconda grossa diffficoltá è convincere le famiglie. I genitori sono uno scoglio grande da sormontare: bisogna convincerli che studiare ITC è una buona oppoortunitá per le loro figlie, che garantirá una buona carriera e un ottimo stipendio. Molti pensano che sia una perdita di tempo e preferirebbero che le figlie studiassero cose “concrete”. Molti vorrebbero che le figlie si sposassero con un marito che garantisca loro un futuro sicuro. Per convincere i genitori, li invitimao qui e gli mostriamo cosa fanno le figlie e quali sono le concrete possibilitá che esse possono raggiungere con il nostro percorso.

“Qual è il vostro business model?”

“Le aziende hanno bisogno di donne qualificate, ma è difficile trovare figure che rispondano alle loro esigenze e allo stesso tempo è molto costoso. Un’azienda in USA paga circa 4.000$ per il recruitment di una risorsa e spesso accade che dopo l’assunzione, la risorsa si rivela una fallimento.
Abbiamo individuato questo problema e abbiamo riunito Google, Microsoft, Twitter, le Università in un’unica stanza e abbiamo detto: voi avete questo problema. Il vostro settore produce il 29% dei posti di lavoro di tutti gli USA e fra qualche anno non ci saranno abbastanza risorse per coprire i ruoli richiesti dal vostro settore, quindi sprecherete un sacco di denaro per trovare risorse che non ci sono e inoltre avrete il problema di non riuscire a trovare donne qualificate. Le aziende hanno bisogno di donne per rendere i loro prodotti completi e accattivanti per le donne sia dal punto di vista del look & feel che dell’architettura dei contenuti. Come troviamo fondi? Semplicemente noi prendiamo soldi dalle aziende (i soldi che dovrebbero spendere per il recruitment etc.) e chiediamo anche sostegno con mezzi, attrezzature e location, nonché  i formatori. I nostri insegnanti vengono dalle stesse aziende che ci sponsorizzano: in questo modo siamo sicuri che a fine corso avranno certezza della preparazione delle ragazze e che potranno sostenere il loro inserimento in azienda.
A solo un anno di distanza Girls Who Code ha ad oggi 30 dipendenti e diverse Post Schools Clubs in molte scuole di NY.

“Ci dai un consiglio?”

“Individuate un problema e raccogliete dati. Prima che noi raccogliessimo i dati nessuno era a conoscenza dei problemi di cui ci occupiamo. No data, no evidence. Una volta che avete i dati mostrateli e cercate di costruire la soluzione del problema.”

Che dire?
Very Inspiring!
Voi pensate che  un modello simile sia applicabile al nostro Paese?
Ciao!

NB: … Girls Who Code è la Best Start-up del 2012 ;)

 

Benvenuta Giulia Emilia-Romagna

giugno 11, 2013 at 08:00 , by ggdbologna

Ad aprile è nata Giulia Emilia-Romagna, il coordinamento regionale della rete delle giornaliste unite, libere e autonome.

Forse vi sarà già capitato di leggere di loro a riguardo della questione del manifesto delle piscine Sogese, prima uscita pubblica del gruppo. Ma che cos’altro fa Giulia? E quali sono le sfide che deve affrontare il giornalismo delle donne e sulle donne in Italia?

Ce ne parla Mara Cinquepalmi, giornalista e blogger, nonché membro di Giulia Emilia-Romagna recentemente eletta all’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna.

Raccontaci un po’ di Giulia Emilia-Romagna: da chi è composto il gruppo? Come è nato?

Al momento nella nostra Regione hanno aderito oltre 30 giornaliste. Giulia ER nasce ad inizio aprile ed è il coordinamento regionale della rete delle GIornaliste Unite, LIbere e Autonome.

Giulia Emilia-Romagna, condividendo il manifesto nazionale, ha sostenuto le giornaliste candidate alle recenti elezioni degli organi di categoria, è impegnata a promuovere la formazione di genere, a diffondere la cultura di un linguaggio non discriminante e a valorizzare le nuove professionalità.

Nata nel 2011, la rete Giulia lavora per un’informazione che non veicoli stereotipi offensivi per le donne, agisce per ottenere l’equa rappresentanza delle donne nelle istituzioni e l’equa rappresentanza delle giornaliste in tutti i nostri organismi di categoria. In questi anni Giulia, che conta sull’adesione di oltre 700 giornaliste, si è impegnata nella protesta contro la legge bavaglio, nella proposta degli Stati Generali del precariato, ed ha avuto una attenzione costante per l’attualità, dai gravi fatti di cronaca al linguaggio usato nei social media.

Giulia Emilia-Romagna è su Facebook. Per ricevere informazioni e per scriverci la mail è giuliaemiliaromagna@gmail.com.

Il logo di Giulia – Illustrazione di Marcella Brancaforte

Quali sono gli aspetti positivi e negativi di essere una giornalista donna in Italia?

Non sarei così drastica, però i numeri possono aiutarci ad inquadrare la questione. Monia Azzalini ha curato da poco la ricerca “Chi fa (la) notizia in Europa” per l’Oerg (Osservatorio europeo sulle rappresentanza di genere, che cura un monitoraggio permanente sulla visibilità delle donne e degli uomini in 15 testate giornalistiche di Italia, Francia, Germania, Inghilterra e Spagna). Da questa analisi risulta che nel 47% dei casi i TG sono condotti da donne e in Italia la percentuale arriva al 58%. Così come sono numerose le giornaliste corrispondenti e/o autrici di servizi: il 49% il dato complessivo, il 48% quello che riguarda il nostro Paese. Qui parliamo di  visibilità delle giornaliste (in video, in voce e/o firmatarie di servizi), e non di composizione delle redazioni. A questo proposito nel 2011 il Comitato Pari Opportunità della Federazione Nazionale della Stampa Italia, sulla base dei dati Inpgi, l’Istituto di previdenza dei giornalisti, ha svolto una rilevazione. Risulta che le giornaliste sono il 37,7% degli iscritti all’Inpgi, ma il 46,9% dei disoccupati, in poche sono direttori (20,27%), inviati (24,65%), vice direttori (15,65%), pochissime quelle hanno la qualifica di cineoperatori (0,52%), lavorano soprattutto nelle emittenti radiotelevisive locali e negli uffici stampa.

Di recente, invece, la collega Maria Teresa Manuelli di Giulia Lombardia ha curato un’indagine sulla difficoltà di essere giornaliste in Lombardia.

Infine, vorrei soffermarmi su un altro aspetto. Qualche settimana fa la nostra categoria è stata chiamata al voto per il rinnovo dei consigli regionali e nazionale dell’Ordine dei giornalisti. Da una mia ricerca risulta che nell’ultimo triennio (2010-2013) su venti Consigli regionali soltanto due sono stati guidati da un presidente donna. Un po’ più alta la presenza, invece, di donne che hanno ricoperto la carica di vice presidente: 5 su 20. Il vertice del Consiglio nazionale ed il collegio dei revisori dei conti non registravano presenze femminili. C’erano soltanto due donne su 5 componenti del Comitato esecutivo. Questi sono soltanto alcuni dati che restituiscono uno spaccato della nostra presenza nel nostro organo di autogoverno.

In che modo Giulia si propone di migliorare la percezione e la rappresentazione delle donne nei media e nella società?

Uno dei nostri obiettivi è lavorare sulla formazione di colleghe e colleghi. Come giornaliste abbiamo una responsabilità non da poco verso noi stessi in quanto professionisti e verso i lettori. Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti. Ecco, quando trattiamo argomenti come ad esempio la violenza o il femminicidio, non possiamo permetterci leggerezza. Le parole vanno usate bene, con appropriatezza.

In che modo possiamo noi contribuire ad aumentare la sensibilità e l’attenzione sulle tematiche di genere?

Facendo rete, scambiandoci esperienze. In queste settimane stiamo scrivendo alle Istituzioni del territorio e alle associazioni che si occupano di questioni di genere per confrontarci, per creare i presupposti per una reciproca collaborazione. Vogliamo un cambiamento culturale nel nostro Paese e vogliamo che la cultura di genere diventi la regola, non più l’eccezione. Abbiamo bisogno di tutte e di tutti, di voi GGD, ad esempio, che promuovete la cultura di genere nel campo delle nuove tecnologie.

A little market, per le donne che si reinventano in rete

giugno 4, 2013 at 13:19 , by ggdbologna

Vi segnaliamo per giovedì 6 giugno, a partire dalle 17.30, il secondo appuntamento dell’evento 444ALM ideato da A little market, una piattaforma di compra vendita online di creazioni fatte a mano.

La prima edizione si è tenuta a Milano ed ora sbarca a Bologna con una giornata interamente dedicata al do it yourself: ci piace immaginare come molte donne possano, attraverso queste piattaforme di scambio e commercio, promuovere il proprio lavoro… ma anche semplicemente una passione, che dia valore aggiunto alla loro vita! Grazie al progetto, che in Italia è coordinato da Maria Cristina Manzoni, le iscritte potranno trovare delle creazioni interamente fatte a mano, che potranno comprare direttamente da chi le crea, ma soprattutto cogliere una grande opportunità e diventare parte attiva della comunità, proponendo i propri lavori.

Per l’evento di Bologna, a fare da “padrona di casa” Ylenia Tagliafreschi, che terrà un corso su alcune realizzazioni all’uncinetto, dopodiché dalle 18.30 le partecipanti potranno scambiare impressioni e fare networking durante l’aperitivo.

Per passare dal dire al fare, non c’è altro che contattare l’e-mail degli organizzatori :)

GGDBologna staff

Category Eventi | No Comments

The President Goes to Washington D.C. Intervista a Linda Serra

maggio 31, 2013 at 08:46 , by ggdbologna

Come alcun* di voi già sanno, la nostra presidente e fondatrice del team Girl Geek Dinners Bologna,
Linda Serra
, domani partirà alla volta degli Stati Uniti, per partecipare al progetto di gruppo
Women in Technology” nell’ambito dell’International visitor Leadership Program.

Come descritto sul portale ufficiale del progetto:

Attraverso visite a breve termine negli Stati Uniti,  l’International Visitor Leadership Program (IVLP) connette leader stranieri attuali e futuri, provenienti da diversi settori e percorsi, e permette loro di coltivare rapporti duraturi con i loro omologhi americani.
Incontri professionali che riflettono gi interessi professionali dei partecipanti e sostengo gli obiettivi di politica estera degli Stati Uniti.

Abbiamo chiesto a Linda di mettersi dall’altra parte del Blog :) per rispondere a qualche domanda che ci permetta di conoscere un po’ di dettagli di questa magnifica esperienza che la aspetta!

 

Intervista

1 – Come è nata questa collaborazione con l’Ambasciata USA e il tuo coinvolgimento nel progetto?

E’ nata lo scorso anno in occasione della #GGD11 Geek Democracy, quello che le donne italiane si aspettano dall’Agenda Digitale Europea. In quell’occasione sono stata contattata dal Console Sarah Craddock Morrison, che volle aprire i lavori del Bar Camp. Quello che aveva attratto il suo interesse era il nostro approccio  verso  i nuovi media come ausilio all’emancipazione della condizione femminile nel nostro paese: medesimo approccio del programma che da anni Ilary Clinton porta avanti in USA. Da allora la collaborazione di GGDBologna con il Consolato di Firenze è andata avanti, finchè un giorno è arrivato l’invito dell’ Ambasciatore Thorne ad incontrarci in  occasione della sua visita a Bologna per conoscere meglio noi e quello che facciamo in Italia…che emozione, vi ricordate?

2 – Come ti senti a rappresentare le donne italiane in questo progetto di mentorship?
Ovviamente onoratissima, quando lo scorso Luglio ho ricevuto l’annuncio di essere io l’Italian Visitors per il programma 2013, mi tremavano le gambe, ma non avevo ancora realizzato…poi a Febbraio è arrivata la lettera dell’Ambasciatore Thorne che mi invita nel suo paese a svolgere questo importante programma e ho realizzato definitivamente. Sono emozionatissima, penso a come sarà essere in un ambiente internazioanle siamo 15 donne da differenti paesi nel mondo e tutte con un interesse comune “Women in Technology”. Penso a come sarà confrontarmi con donne che in USA portano avanti progetti imprenditoriali e portano avanti gli stessi principi che portiamo avanti noi in Italia.

3 – The next generation of global women leaders come ti vedi in questa definizione?

Non troppo a mio agio…la prima persona che mi definì leader fu la mia Prof di Chimica del Liceo: l’ultimo giorno di scuola mi salutò dicendomi “Serra tu sarai una leader!” Rimasi di stucco e  mi feci una risata – avevo 18 anni. Più o meno mi sento così anche adesso, ma penso “Nothing to Smile” cose serie :)

4 – Cosa porti di te e dell’Italia in USA e cosa speri di portare con te al tuo ritorno?
Con me porto tutte voi: tutti gli anni di esperienza nel team GGDBologna, tutte le storie che ho raccolto ad ogni nostro evento e l’istantanea del nostro paese. Ho raccolto tanti dati che spero di avere occasione di condividere. Spero di portare a casa delle opportunità, contatti per dar vita ad un network internazionale che possa aiutarci a portare avanti iniziative sempre più importanti e utili per le donne italiane. Mi piacerebbe poter portare innovazione e prospettive nuove nel nostro paese, dare voce al bisogno che c’è in Italia di una politica femminile innovativa e concreta, che trasformi la tecnologia in facilitatore sociale in grado di abattere barriere e creare opportunità per le donne italiane. Quindi tenetevi pronte ;)

5 – 3 punti di forza e 3 punti di debolezza nell’essere digital woman oggi in Italia

Punti di forza

  • Essere al centro del dibattito ed essere sempre informata su come vanno le cose
  • Avere una grande consapevolezza di come dovrebbero andare le cose (non so se è un vantaggione:))
  • Sicuramente avere delle opportunità in più da cogliere: interessarsi oggi al digitale significa interessarsi all’unica leva di cambiamento e all’unica prospettiva di evoluzione socio-economica del nostro paese

Punti di debolezza

  • Dover sgomitare tantissimo, ma tanto tanto…
  • Dover abbassare il livello delle aspettative: siamo indietro qui, eh… quindi spesso la testa va  ai 3.000, ma poi le gambe corrono ai 100 e tocca ritarare la corsa e spesso rimbalzare su enormi e spessi muri di gomma.
  • Doversi imbattere quotidianamente in tanti ostacoli burocratici, di spicciola formalità e di pregiudizio. Se sei donna e ti interessi di digitale e aspetti di genere in Italia, ma spesso anche all’estero, è quasi come se facessi un dispetto a qualcuno: hai sempre questa sensazione addoso, di star quasi dando fastidio, quindi devi in qualche modo sempre bilanciare le cose. Devi dimostrare sempre qualcosa in più. Gran fatica!

6 – Un consiglio per le digital Women di domani
Non smettete mai di essere curiose e inseguite i vostri sogni.

Seguite i profili GGD Bologna per accompagnare Linda in questo viaggio, tramite Facebook , Twitter e ovviamente i post di aggiornamento sul nostro Blog!

Buon Viaggio President, il Team GGDBologna è orgoglioso di te :)

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  • About GGD

    Non per pigrizia ma per coerenza (!), prendiamo in prestito le parole delle GGD Milano, che hanno spiegato ben prima di noi in cosa consistono gli incontri Girl Geek Dinners.

    Le Girl Geek Dinners (o GGD) nascono da un’idea di Sarah Blow.

    Le GGD sono cene o incontri destinate a donne appassionate di tecnologia, Internet e nuovi media. Sono delle opportunità speciali per incontrare e socializzare con donne interessanti durante una cena. Vengono organizzate in tutto il mondo e sono eventi unici e assolutamente divertenti.

    [segue]

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