barbieri-eurobiochefE’ proprio il caso di dire che non di sola tecnologia vive la donna (e l’uomo!), bensì anche di buon cibo, meglio se legato ad un’iniziativa a scopo benefico.

Quando le colleghe del team GGDParma ci hanno parlato di Eubiochef, la sfida di ricette creative online che si è conclusa lo scorso 14 settembre, che vedrà una serata di premiazione con lo Chef Bruno Barbieri, e che il tutto è organizzato da ANT, l’associazione che fornisce assistenza ai malati di tumore e organizza attività di prevenzione oncologica, non abbiamo potuto che partecipare con entusiasmo alla promozione di questo speciale evento.

La partecipazione alla serata avrà un’offerta minima per il pubblico, che sarà interamente devoluta ai progetti gratuiti di assistenza domiciliare e prevenzione oncologica della fondazione e vorremmo davvero vedervi in tantissimi (noi ci saremo!).

L’appuntamento è per lunedì 29 settembre a Bologna, i posti si possono prenotare presso la sede centrale ANT di Bologna, in via Jacopo di Paolo, 36 e presso la sede ANT di via San Vitale, 39. Per maggiori informazioni visitate il sito ANT.

A presto e che vinca… il più buono!

Daniela
GGDBologna team

Schermata 2014-09-17 alle 11.48.03A Rimini lo scorso week end si è svolta quella che un tempo si chiamava BlogFest e ora è diventata la Festa della Rete, l’annuale appuntamento con alcuni tra i protagonisti del digitale in Italia, durante il quale vengono assegnati i Macchianera Italian Awards.

Quest’anno per la prima volta c’ero anche io, invitata a parlare durante un panel dedicato ai blog che si occupano di comunicazione di genere e cittadinanza attiva digitale per il contrasto degli stereotipi dal titolo: “Un altro genere di blog: la rivoluzione parte dal web“. L’invito, arrivato dalla Casa delle donne del Comune di Rimini, coinvolgeva me e Giorgia Vezzoli per il nostro progetto – datato 2010 – Zerostereotipi in cui abbiamo cercato di tracciare un decalogo di consigli utili alle agenzie di comunicazione per un marketing sostenibile che valorizzi al massimo il ruolo delle donne e il loro corpo, senza strumentalizzarlo.

Il decalogo nasceva dopo tante esperienze di femminismo online, sia mie che di Giorgia.

Dal 2008 eravamo entrambe molto attive su questi fronti (io in quell’anno fondai la community Donne Pensanti che per molto tempo ebbe largo seguito e che aveva l’obiettivo di coinvolgere e sensibilizzare le persone su un tema ancora poco sentito, ovvero l’utilizzo del corpo come mezzo pubblicitario “venduto a tranci” e che voleva promuovere un’immagine non stereotipata delle donne). Insieme a tantissime altre blogger – cito tra tutte ma solo per brevità Un altro genere di comunicazione - abbiamo intrapreso, nel tempo, un percorso di coinvolgimento delle persone affinché la Rete potesse diventare uno strumento attivo di discussione, riflessione ma anche denuncia delle pubblicità offensive e della strumentalizzazione della donna e del suo corpo.

Il decalogo arrivò come conseguenza diretta del nostro attivismo e della nostra voglia di fare emergere questioni per troppo tempo ritenute secondarie e che invece avevano a che fare con il retroterra culturale del nostro Paese: l’humus sul quale fiorivano e fioriscono discriminazioni sul lavoro e nella società civile.

Il tempo è passato e molte cose sono – per fortuna – cambiate. Almeno un po’. Oggi questi temi sono diventati riflessione collettiva, molte Istituzioni si sono fatte carico di promuovere una comunicazione sostenibile (vedi per esempio il progetto del Comune di Rimini di cui si parla anche nel video del nostro panel) e le agenzie pubblicitarie si stanno adeguando anche grazie al lavoro dell’ADCI e in particolare al Manifesto deontologico dell’Art Directors Club italiano.

C’è stato il video di Lorella Zanardo, il Corpo delle donne e i suoi corsi nelle scuole: una educazione allo sguardo e alle immagini che ha contribuito a formare nuova consapevolezza e spirito critico nelle donne e uomini più giovani.

E a Rimini, Giorgia, Lorella ed io ci siamo incontrate proprio per riflettere su questi temi, su come si è evoluta la consapevolezza delle persone e sul ruolo – importante – della Rete per fare cittadinanza attiva.

Io ho raccontato soprattutto dell’impegno di GGD Bologna: quando ho deciso di candidarmi per fare parte di questo team il mio obiettivo era mettere a disposizione di altre donne la mia esperienza di persona che grazie alla Rete fa cittadinanza ma che si è anche creata una propria professionalità, adeguata al proprio stile di vita e in linea con la sua filosofia.

Credo infatti che sia fondamentale condividere i propri saperi “tecnici” con altre donne perché il digitale è e resta una grande occasione per valorizzare passioni, professioni, mestieri e storie. E oggi – più che mai – abbiamo bisogno di storie positive che attraverso una nuova narrazione modellino una società equa, sostenibile e a zero stereotipi.

Inaspettatamente Giorgia ed io siamo state premiate a Rimini, proprio per il nostro impegno. E la mia parte di Premio la dedico a tutte le donne e gli uomini (perché ci sono anche loro, ad esempio Lorenzo Gasparrini) che in questi anni e tuttora contribuiscono a rendere il nostro mondo meno omologato e che aggiungono punti di vista divergenti e costruttivi sull’immagine della donna e sui tanti paletti che la Società ci ha costruito intorno.

Questo Premio lo dedico in particolare a questa associazione, alle altre componenti del team con cui cerchiamo di dare il nostro meglio, malgrado lavoro, impegni personali e vita, per diffondere un uso consapevole del digitale tra tutte le donne.

E se avete voglia di ascoltare me, Lorella Zanardo, Giorgia Vezzoli e il Comune di Rimini raccontare le nostre esperienze, ecco qua il video della Festa della Rete.

Francesca Sanzo

dani-badge

Dopo una stagione di intense fatiche e di quotidiano rincorrere il tempo, anche la redazione di Net&TheCity vi saluta e va in vacanza!

Il team GGDBologna vi aspetta con un sacco di novità ed eventi che non mancheremo di condividere con voi ma, fino a settembre, la rubrica che parla della nostra città e delle più interessanti novità tecno/social, rigorosamente al femminile, si prende il meritato riposo…

Ovviamente, non prima di consigliarvi qualche lettura, tanto per mantenervi in allenamento e per riprendere la nuova stagione con la grinta e lo spirito di intraprendenza che sappiamo contraddistingue le nostre lettrici e amiche :)

Si tratta di libri che, ahimè, non ho ancora letto personalmente, ma che ho selezionato fra i “preferiti” nella mia personale wishlist. La parola d’ordine vorrei che fosse “non solo manuali”, che sono belli e interessanti, ma mi piacerebbe orientare le letture verso esperienze dirette di donne, professioniste e “appassionate di”, che possono essere d’aiuto in un particolare momento della vita di tutte noi.

Spero che i miei consigli vi portino a trascorrere ore di relax, ma anche di riflessione e… buone vacanze!

La storia di una bottega
di Amy Judith LevyEd. Jo March
domitilla Due gradi e mezzo di separazione. Come il networking facilita la circolazione delle idee (e fa girare l’economia)
di Domitilla Ferrari Ed. Sperling e Kupfer
montera Ricette per un anno da freelance
di Mariachiara Montera Ed. 40k fortykey
Basic RGB Un fallimento ti salverà – Tutte le strade portano al successo
di Gioia Gottini Ed. Zandegù

francesca-net&thecitySono tante le donne che decidono di investire in idee imprenditoriali digitali: lo testimonia anche la recente partecipazione di una larga rappresentanza femminile all’Expo delle Start up di Milano.

A questo evento ha partecipato – per esempio – il progetto Redooc, di cui vi ho parlato nel mio articolo del mese scorso per Net & The City e la cui fondatrice è una donna.

C’era anche l’amica e startupper Lisa Ziri con Nemoris, direttamente da Bologna. Lisa l’abbiamo conosciuta grazie a un articolo di qualche anno fa su Wired che parlava del suo progetto ed è anche stata ospite di No digital Divide nell’aprile del 2012. Nemoris è una start-up al femminile nata nel 2011, ideata insieme a Silvia Parenti con cui è stato progettato ILexis, un software semantico di archiviazione automatica.

Tra le 100 selezionate, anche Pink Up, un progetto digitale – in fase Beta – di due donne, appositamente studiato per le donne.

Pink Up è una STI (Start Up innovativa) fondata da Sara e Giovanna che insieme uniscono capacità e esperienze informatiche dell’una a esperienze di marketing dell’altra. Entrambe hanno figli, sono molto attive professionalmente e hanno deciso di usare le tecnologie e il digitale per aiutare le donne a conciliare vita privata e professionale grazie a una serie di APP dedicate ai diversi momenti della vita.

Attualmente è possibile scaricare 2 APP, una per monitorare e tenere sotto controllo il ciclo, ed eventualmente programmare una gravidanza e l’altra per seguire le fasi di una gravidanza, dal primo all’ultimo giorno. Entrambe le applicazioni sono disponibili in modalità free, sia per Android che per Ios. L’obiettivo è ovviamente quello di incrementare lo store con proposte sempre nuove e che aiutino a migliorare la vita delle donne, multitasking per natura.

Ma Pink Up è anche un sito/magazine dove, registrandosi, è possibile accedere a un’area di articoli dedicati a benessere e salute della donna e a un’area personale in cui è possibile caricare e gestire album fotografici e inserire contenuti testuali, componendo una narrazione della propria vita.

In un’intervista a Repubblica, dopo la partecipazione del progetto a Next Lecce, Giovanna Marena – cofounder - definisce il progetto “la memoria di noi donne”.

Giovanna e Sara dimostrano – ancora una volta – la grande capacità femminile di riuscire a coniugare carriera e famiglia: pensate che Giovanna di figli ne ha addirittura 5!

Molte donne, proprio dopo una maternità, trovano in loro un focus e una concentrazione estreme per realizzare anche progetti personali e professionali di alto valore, come questo.

A tale proposito mi piace ribadire che è possibile farlo grazie alla collaborazione con i propri partner: la genitorialità non è affare SOLO di donne e deve essere un progetto condiviso, per valorizzare al massimo la relazione familiare ma anche la realizzazione personale di entrambi i genitori.

Il numero delle start up al femminile in Italia è in crescita e proprio recentemente Girls in Tech ha scritto un interessante articolo per segnalare tutti i Bandi in scadenza, dedicati alle nuove imprenditrici o alle idee imprenditoriali di donne.

E sono storie interessanti come quella di Pink Up, Redooc, Nemoris e di tante altre imprenditrici (giovani e non) che decidono di provarci per la prima o ennesima volta (a volte i fallimenti sono fondamentali per raddrizzare il tiro e imparare dai propri errori!) che mi fa piacere raccontare. Nella speranza che accendano una miccia in tantissime donne: perché oggi il digitale ci permette davvero di realizzare molte cose, di promuoverle e di narrarle.

E le narrazioni, secondo me, sono un po’ il vero motore di innovazione sociale e umana, di cui oggi si ha tanto bisogno.

chiarap-netthecity2-300x173Un progetto che collega i giorni nostri al 1984, una piattaforma aperta e in evoluzione, opere murali di dimensioni monumentali, l’avvicinamento della periferia al centro, azioni performative in uno spazio pubblico in cui il gli abitanti della città sono spettatori e testimoni.
Questo e molto altro ancora è Frontier la linea dello stile progetto del Comune di Bologna curato da Fabiola Naldi e Claudio Musso che con la collaborazione della Regione Emilia Romagna intende valorizzare il Writing e la Street art.
Frontier è nato nel 2012 è responsabile di aver reso unici edifici che sarebbero passati alla storia come anonimi cubi di cemento e di aver creato un continuum storico con la mostra “Arte di Frontiera. New York Graffiti”, organizzata nel 1984 alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna e tra le prime in Europa ad analizzare il fenomeno nato negli Stati Uniti.

Quest’anno ci sono delle novità sia sul piano stilistico che su quello del coinvolgimento dell’utente. La prima è un approccio ancora più social di quello di due anni fa.
Lo scorso anno le visite guidate con uno dei curatori, organizzate dalla provincia di Bologna raccoglievano folti gruppi eterogenei: dagli universitari appassionati d’arte, ai fotografi fino agli abitanti del quartiere che hanno condiviso i loro scatti su Instagram. Quest’anno Frontier proporrà un photo-blog partecipato.

Tutti i cittadini bolognesi, i visitatori e gli appassionati potranno essere testimoni raccontando Frontier dal loro punto di vista. Saranno così documentate tutte le fasi dell’operazione anche il work in progress.

Tutte le foto e i video condivisi su Instagram con l’hashtag ufficiale #frontierbo, saranno infatti raccolti automaticamente all’interno di frontierbo.tumblr.com.

La seconda novità è la partecipazione femminile al progetto. Infatti Nuria Mora dipingerà in via Gianni Palmieri dal 1 al 7 agosto.

Abbiamo intervistato Fabiola Naldi la curatrice.
Quest’anno per la prima volta una donna in un mondo in cui gli uomini la fanno da padroni. Parlaci un po’ della figura della donna in questo ambiente

Per quanto riguarda le donne il motivo per cui non si sono affermate a partire dall’inizio, cioè dagli anni ’70 è semplicemente la sicurezza.
Infatti sia il Writing che la Street art ai primordi operavano di notte, nell’illegalità, in zone periferiche, spesso malfamate. Gli artisti si muovevano in gruppo con un ‘palo’ che faceva la guardia, ma resta il fatto che le donne, in una situazione simile in cui gli scontri erano probabili sarebbero sicuramente state vittime.
Lady Pink, l’unica della prima generazione che si è affermata diventando successivamente un’icona, era la fidanzata di uno dei writer quindi godeva di una protezione maggiore.
In ogni caso di esponenti femminili ce ne sono sopratutto nelle generazioni più vicine a noi. Dafne per esempio al secolo Dafne Boggeri che dopo un inizio come writer è diventata un artista.
Tornando a Nuria Mora inizia a lavorare verso la fine degli anni ’90 e si distingue dagli altri a livello stilistico per un fitomorfismo spiccato, caratterizzato da stilemi astratti che richiamano quasi l’Art nouveau e i colori pastello che non sono comuni da vedere in questa forma d’arte. Di solito lei realizza interventi di piccole-medie dimensioni e orizzontali a contorno dei muri, quest’anno gli abbiamo dedicato una parete di 25 metri in verticale quindi sarà anche bello vedere come si confronterà con quella che per lei è una sfida.

Promuovete anche un racconto collettivo attraverso i social con un hasthtag #frontierbo

Si vogliamo che il pubblico sia testimone attivo degli interventi. Ci piace che il racconto del cantiere, che è la parte più bella ed emozionante del progetto, venisse raccontata dagli occhi dei passanti, di chi la città la vive. Siamo convinti di poter creare viralità aiutando la diffusione dell’azione che è un vero e proprio marchio sul territorio.

Ci piace anche l’idea che il social sia di veloce comprensione e utilizzo tanto come il graffitismo è di veloce fruizione.
Organizzeremo con la partecipazione delle Igers anche un challenge che premierà lo scatto più bello con una copia del libro scritto in occasione della scorsa edizione.

Le azioni prenderanno vita dal 30 giugno fino al 7 agosto e coinvolgeranno i quartieri Saragozza, San Donato e San Vitale quindi l’immediata periferia perché quello è il luogo d’azione privilegiato da molti degli artisti, là infatti si trovano i supporti di grandi dimensioni e di forte visibilità.
Ci saranno delle sorprese a settembre ma non vi anticipo nulla…

Smartphone in mano quindi siamo pronti a documentare insieme al lavoro di Nuria anche quello di Lokiss, Poesia, RAE Martini, Peeta, Seikon.

Potete seguire Frontier su Facebook, Twitter, Tumblr e utilizzando #frontierbo.

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