Iniziato con un appello pensato per le allora imminenti campagne elettorali, OpenBologna è un progetto che mira ad attrarre i cittadini bolognesi sul tema, non tanto politico (che come sapete non è un tema trattato dalle GGD e da questo blog), quanto piuttosto dell’Open Gov.

Ecco come si  presenta:

OpenBologna vuole promuovere una nuova visione di città basata sulla trasparenza e sulla partecipazione. Abbiamo scelto l’OpenGovernment come punto di partenza perché nella società dell’informazione si devono ripensare le relazioni tra cittadini, Pubblica Amministrazione e imprese. Un’amministrazione trasparente e a disposizione di cittadini e imprese attraverso dati e informazioni utilizzabili da tutti è un primo passo in quella direzione.

Un team tutto al femminile per questo progetto, un blog e un progetto per la città digitale di domani, ma lasciamo la parola a Laura Sartori, fondatrice del progetto.

1. Ciao Laura, presentati
Sono arrivata per lavoro a Bologna nel 2002 e ora mi trovo bene in città dopo un primo periodo di rodaggio un po’ faticoso. Adesso vivo qui col mio compagno e sono ricercatrice in Sociologia nel Dipartimento di Discipline della Comunicazione dell’Università di Bologna.


2. Raccontaci del progetto e del tuo ruolo all’interno di esso.
il progetto di OpenBologna nasce dall’esigenza di sensibilizzare la cittadinanza e soprattutto la futura amministrazione comunale ad un tema che è già molto sviluppato, ma che ancora viene considerato come una cosa per pochi appassionati. Al contrario, l’opengovernment, è un tema attualissimo e già entrato nella politica e nell’amministrazione pubblica. Basti pensare al progetto data.gov che Obama ha promosso e voluto fortissimamente.

L’idea fondamentale è quella di chiedere trasparenza alla pubblica amministrazione locale a partire dagli Opendata: la disponibilità di dati pubblici che cittadini e imprese possono utilizzare. Anzi, riutilizzare è una parola chiave per capire la necessità di avere a disposizione dati che possono essere usati.

La P.A dispone di una quantità di informazioni che sono patrimonio comune della collettività. E non si può pensare che i cittadini o le imprese non sappiano cosa farci con questi dati. All’estero molti sono gli esempi (da apps per sapere se un ristorante rispetta le norme igienico-sanitarie a quelle per conoscere e utilizzare servizi pubblici) e in Italia la Regione Piemonte ha segnato la strada che tutti dovranno seguire, è solo questione di tempo e speriamo che Bologna non segua l’Italia nell’accumulare ritardi per quanto riguarda in generale i temi della Rete.

Ecco perché abbiamo lanciato un appello a tutti i candidati sindaco delle scorse amministrative per chiedere chi di loro , se eletto sindaco, si sarebbe impegnato su questi temi. Merola è oggi sindaco e per fortuna rientra tra i (soli) tre sottoscrittori dell’appello insieme a Aldrovandi e Corticelli.

3. Ci presenti il team del progetto?
L’idea nasce tutta al femminile e ha raccolto più di 100 adesioni nel giro di qualche giorno. Ora abbiamo costituito un piccolo gruppo di lavoro che si sta dividendo i compiti per strutturare le attività del progetto OpenBologna. Vorremmo diventare un punto di riferimento per i temi relativi all’opengov e agli opendata sia per il Sindaco che inizia ora il suo mandato sia per tutti coloro che lavorando dentro P.A. o imprese o associazioni abbiano voglia di investirci parte delle loro energie.
Nel gruppo attuale ci sono infatti persone dalle esperienze e dalle competenze diverse (chi lavora nella Pa, chi nelle imprese, chi in enti di ricerca, chi in università) che però hanno trovato un punto in comune nell’opengov.

4. Bologna, donne, tecnologia: quali i punti di eccellenza e quali ancora da migliorare?
Se dovessimo giudicare solo sulla base di questa esperienza potremmo dire che il rapporto è eccellente. Ma come al solito non si può generalizzare.

Di sicuro a Bologna ci sono molte donne che lavorano, molte donne che si interessano ai temi relativi alla tecnologia e all’innovazione e quindi si possono sviluppare importanti sinergie.
Non lo stesso si può dire per altre realtà.

Secondo me, quando si parla di tecnologia si sommano almeno due tipi di ritardo. Il primo riguarda l’atteggiamento culturale verso le tecnologia tipico italiano. E il secondo è legato al soffitto di cristallo ancora troppo spesso per essere intaccato. In altre parole, siamo in ritardo sulla tecnologia in generale e in ritardo sulla partecipazione femminile nei centri decisionali (in tutte le sfere economico, politico e sociali) in particolare.

Grazie quindi a Laura e al tempo che ci ha dedicato, e speriamo di poterci fare presto raccontare i risultati ottenuti da OpenBologna!

GGDTeam Bologna

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