Da tempo l’Italia ha guadagnato il triste primato di “patria del dowload illegale” … quando poi si parla di contenuti musicali le percentuali Italiane salgono purtroppo a picco nelle classifiche mondiali, per utilizzare un linguaggio affine al mondo della musica.

Dopo un passato (che forse ancora passato non è…) fatto di Napster, EMule, Peer2Peer, Torrent e affini, stiamo approdando all’era dell’On Demand che rispetta la legge, paga la SIAE e si autoproclama da qualche settimana antidoto alla pirateria musicale.

Da una ricerca pubblicata qualche giorno fa risulta, infatti, che come già accaduto in Svezia, anche in Olanda, la percentuale dei dowload illegati sia calata più del 25% e per l’azienda di Stoccolma pare che l’Italia sarà il prossimo paese a dare risultati davvero sorprendenti sul calo della pirateria, grazie all’arrivo della piattaforma, lo scorso 12 Febbraio.

I pareri sulla piattaforma e sulle policy che la governano sono indubbiamente discordanti, artisti quali Beatles, AC/DC, Led Zeppelin e in Italia, in parte, Lucio Battisti non sono ancora approdati cedendo i diritti, ed è recente la polemica avviata su Twitter da Tom Yorke, cantante dei Radiohead e parte della formazione Atom For Peace, che sosterrebbe che gli artisti emergenti sono penalizzati dalla piattaforma e sottopagati. Spotify dalla sua si difende dicendo che stanno crescendo gli abbonamenti e che con essi anche le retribuzioni saranno più consone. Difficile decidere quale sia la realtà senza entrare nel dettaglio degli accordi tra discografiche e gli artisti e la piattaforma, ma di certo per ora come ha scritto LaStampa.it il rischio è di cadere nel passatismo con dichiarazioni come :

Se il pubblico avesse ascoltato Spotify e non acquistato dischi nel 1973, dubito che Dark Side of the Moon dei Pink Floyd sarebbe stato registrato, sarebbe stato troppo caro; risultando “rosiconi” come si dice qui a Bologna come fu per Lars Ulrich dei Metallica contro Napster nel 2000 o Paul McGuinness (manager degli U2) contro Google nel 2008.

 

Ora senza entrare nel merito di queste definizioni, che stanno spesso strette alla realtà digitale in continuo mutamento e divenire, e senza riaprire la ferita mai davvero rimarginata del rapporto tra la musica e la rete, proverò ad analizzare i pro e i contro di questa piattaforma – Spotify – così discussa negli ultimi mesi, mettendola a confronto con quanto già fruibile online (YouTube, GrooveShark e affini), in modo schematico.

 

Per chi non sapesse esattamente di cosa stiamo parlando, da Wikipedia

Spotify è un servizio musicale che offre lo streaming case discografiche ed etichette indipendenti […] La musica può essere visualizzata per artista, album, etichetta, genere o playlist così come grazie a ricerche dirette. Sui dispositivi desktop un collegamento permette all’ascoltatore di acquistare materiale selezionato presso venditori di terze parti.

Un periodo di prova gratuito di sei mesi viene attivato al momento dell’accesso con un account Facebook, durante il quale l’utente può ascoltare una quantità illimitata di musica grazie alla pubblicità visiva e simil-radiofonica. Dopo questo periodo, Spotify ha un limite di ascolto di dieci ore al mese.L’abbonamento “Unlimited” rimuove la pubblicità e i limiti di tempo, mentre l’abbonamento “Premium” introduce ulteriori funzioni come lo streaming con maggiore bitrate (fino a 320 kbps), l’accesso offline alla musica e le applicazioni mobile

PRO

  • Qualità dell’audio tra le migliori, superiore a tutti gli altri servizi di ascolto in streaming
  • Scelta tra quasi 20 MLN di titoli
  • Ha il motore di ricerca interno più affidabile in circolazione attualmente, mantiene un elenco delle ultime ricerche effettuate
  • Non è necessario “matchare” o caricare i brani online per ascoltarli in streaming: sono già in pronto ascolto. Nella versione premium è possibile fruire dei contenuti anche Offline
  • Ha un client sincronizzabile anche con Itunes, ed è integrato con i Social Network e ti permette di creare playlist collaborative con i tuoi amici,.
  • Le applicazioni hanno un numero irrisorio di Bug dichiarati e riscontrati e sono ben disegnate per la user experience sia per IOS che per Android.
  • Puoi consultare le classifiche mondiali del mondo musicale
  • Il sistema radio ti permette di scegliere decade di riferimento e genere, e riproduce un flusso continuo di musica random

CONTRO O PRESUNTI TALI 🙂

  • iTunes Match costa 25 euro all’anno, mentre Spotify Premium 10 euro al mese
  • Le app sono collegate solo all’abbonamento Premium
  • Per avere il BitRate più alto e quindi una migliore qualità, non solo dobbiamo avere l’abbonamento Premium, ma utilizzeremo più MB di traffico, e questo è un elemento da non sottovalutre per chi ha piani a consumo per Internet e non una Flat.
  • Pochi gli artisti italiani presenti (…)
  • Manca la possibilità di acquisto diretto che ha portato tanta fortuna ad iTunes fino ad ora

…Ora io non credo di essere ancora pronta ad abbandonare iTunes, o ad investire 10 Euro ogni mese per avere un ascolto che passa attraverso una piattaforma… sarà ma con la musica sono possessiva e se non posso avere il booklet da sfogliare e una custodia da riporre, almeno voglio un file tutto per me da coccolare 😉

A voi l’ardua sentenza! Cosa ne pensate?

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