Oggi vi parlo di un progetto imprenditoriale al femminile. Idea Ginger nasce a Bologna nel 2011 e cavalca un trend del Crowdfunding contestualizzandolo nel territorio Emiliano. Ho incontrato Virginia la scorsa settimana alla riunione dei progetti di #AgendadigitaleBo del Comune di Bologna di cui vi ho parlato. Ho deciso di raccontarvi qui quello che Virginia e le sue socie fanno a Bologna perché trovo che sia un realtà locale davvero molto interessante. Vi riporto qui una piacevole chiacchierata. Questo è un primo “frizzante” risultato della rete cittadina che Iperbole sta tessendo. A voi Idea Ginger.

Ciao Virginia, presentati

Ciao! Dunque dunque, sono Virginia, co-fondatrice e community manager di GINGER.

Vivo a Bologna ma ho transmigrato da una città all’altra, in Italia e all’estero, piuttosto frequentemente. Ho una laurea in lingue, una in cultural management, amo i progetti e le realtà che rivelano le peculiarità del territorio in cui nascono.

Mi interessa il settore delle imprese culturali e creative, soprattutto penso sia importante fornire strumenti adatti e taylor-made a questo tipo di aziende che non si possono avvicinare ai modelli di business delle imprese tradizionali.

Ci aiuti a capire in poche e semplici parole che cosa è il crowdfunding?

E’ quel principio per cui non chiedo tanto a pochi, ma poco a tanti.

Il crowdfunding è fund raising minimalista, collaborazione e comunicazione, comunione di intenti, partecipazione attiva e volontà di contribuire a un progetto condiviso.

Non è solo donazione, è più un processo partecipativo in cui ognuno può decidere di fare la sua parte.

Che cos’è Ginger?

GINGER è un sito web di crowdfunding territoriale.

Ovvero?

Ovvero i progetti che ospitiamo sono profondamente legati al territorio dell’Emilia Romagna. Basti guardare l’idea di costruire un Microcinema a Piacenza, oppure “Io sono Diogene, e questa è la mia terra”, il documentario su Bomporto e le realtà della bassa modenese.

Ma GINGER è anche qualcosa in più: abbiamo uno stretto rapporto con i progettisti, li conosciamo personalmente, li aiutiamo (se ci viene richiesto) non solo con la campagna di crowdfunding, ma anche con il business plan del progetto stesso.

E poi c’è il crowdfunding analogico, ovvero la raccolta fondi in loco durante eventi e iniziative. Questi sono momenti fondamentali, anche per ridurre la diffidenza cronica che il pubblico ha verso il web.

E’ vero che siete tutte ragazze? Se sì, credi che sia un plus per un progetto imprenditoriale avere un team femminile?

Sì, è vero, siamo le cinque Gingerine! Non possiamo parlare di plus, posso però dirti che in questi nostri mesi di attività abbiamo incontrato tantissime persone e tanti progetti, e quelli più determinati avevano sempre una forte componente femminile all’interno.

Come è nata l’idea di Ginger e cosa vi ha convinto ad imbarcarvi in questa avventura?

L’idea di GINGER, l’embrione, è nato durante la mia esperienza in Irlanda. Nel 2011 potei assistere alla nascita di Fundit.ie, il sito di crowdfunding irlandese; fin dall’inizio, questo strumento ha funzionato molto bene proprio grazie ai legami territoriali che in Irlanda permettono di condividere e diffondere velocemente progetti e iniziative.

Ho quindi pensato di applicare questo modello anche in Italia, in una regione come l’Emilia Romagna in cui il network locale è molto forte.

L’idea è stata abbracciata dal GINGER team (abbiamo tutte lo stesso background in cultural management) e da lì è nato tutto. Come ti accennavo, una delle nostre intenzioni è anche legata alla possibilità di fornire al settore culturale e creativo strumenti adatti e personalizzati. Noi stesse, da impresa creativa nascente, ci siamo rese conto di questa necessità. E poi, tutte crediamo nell‘importanza delle idee geniali per un territorio, sono queste che lo fanno crescere.

Quali requisiti deve avere un progetto per accedere alla community di Ginger?

  • Forte legame con la realtà che lo vede nascere,
  • Buona community,
  • Buon business plan,
  • Realizzabilità, forte (fortissima!),
  • Motivazione e genialità che può essere espressa nella comunicazione, nelle ricompense da dare ai donatori, nel video di presentazione del progetto, negli eventi per promuoverlo.

Quali sono i progetti che riscuotono più successo?

I progetti che più riescono a coinvolgere una community, senza dubbio.

Un esempio, come già detto, è la raccolta fondi per costruire un Microcinema a Piacenza che ha avuto un ottimo riscontro durante il festival organizzato dall’associazione che sta promuovendo la raccolta, ovvero Concorto Film Festival. Concorto è uno dei festival di cortometraggi più importanti in Italia e all’estero e può contare su una community coesa e interessata. Inoltre, la risposta dei piacentini è ottima.

E anche il documentario “Io sono Diogene, e questa è la mia terra” è un ottimo esempio di community management… e di bellissimo progetto.

Lo scorso Mercoledì ho partecipato all’incontro Brain Storming Lounge dedicato agli aspetti lagali delle start-up. Alla domanda di un ragazzo circa il crowdfunding come metodo di finanziamento per giovani progetti d’ impresa, gli esperti hanno liquidato velocemente la domanda , sostenendo che un’azienda non si può finanziare con il crowdfunding e che uno dei settori in cui questa pratica ha più successo è il settore discografico.

Sei d’accordo?

Credo ci sia da fare un distinguo: il crowdfunding non può essere l’unico mezzo di finanziamento di una azienda, può però essere uno tra i metodi da approfondire.

Ora non voglio entrare nel merito del dibattito sull’equity crowdfunding ma preferisco fare un esempio pratico: una start up può ricorrere al CF per finanziare alcune spese, come per esempio il brevetto (si veda Trail Me Up), oppure la produzione di un primo prodotto (esempio di Fattelo), oppure per fare un test di mercato. Il crowdfunding è comunicazione e quindi, un’azienda (soprattutto se start up) con una certa visione futura, potrebbe usare questo mezzo anche per promuovere un prodotto. Il settore discografico beneficia certamente del CF e MusicRaiser è una notevolissima realtà italiana ma io credo che sia riduttivo liquidare così il discorso.

Ci parli di Un passo per San Luca? Come sta andando?

Un passo per San Luca è la raccolta fondi – promossa dal Comune di Bologna, dal Comitato per il restauro del portico di San Luca e da GINGER – per portare avanti i lavori di manutenzione del portico più lungo al mondo.


E’ una impresa quasi pionieristica a livello nazionale

perché per la prima volta un’amministrazione comunale decide di scegliere il CF come mezzo principale per sostenere una iniziativa di tal genere.

La cosa più interessante è che questa raccolta vuole diventare un racconto collettivo del portico e di chi ci passa, ci transita, ci corre, ci vive. Per questo, sul sito www.unpassopersanluca.it c’è sia la possibilità di donare e sostenere il progetto, ma anche, grazie alla sezione Notizie, di può scoprire cosa sta accadendo, quali le iniziative in programma, come procede la raccolta. A questo si uniscono i social che fanno da cassa di risonanza alle attività.

La raccolta procede bene!

Grazie all’input iniziale del Comune di bologna che ha devoluto 100.000 euro al progetto abbiamo iniziato con slancio e i bolognesi (e non) ci stanno seguendo.

Forse è perché lo stesso portico fu proprio costruito con i contributi e la forza lavoro collettiva, un crowdfunding/crowdsourcing ante litteram.

Abbiamo già iniziato a ricevere proposte da associazioni e imprese per collaborazioni strutturate e ci auguriamo che si continui così. Tra i primi contributi c’è anche quello del collettivo artistico Cracking Art e Collezione Rosini – Gutman che hanno contribuito alla raccolta donando al progetto 500 piccole rane, opere d’arte legate alla loro “arte di rottura”.

E poi c’è il club 100% San Luca, composto da tutti coloro che donano più di 100 euro con le relative video/testimonianze:

Infine, parlando di coinvolgimento, abbiamo anche appena promosso un concorso fotografico #persanluca:

Insomma, fervono le attività!

Ci dai 3 buoni consigli da applicare prima di accedere ad un programma di crowdfunding?

  • Affinare il progetto, scrivendo quasi un business plan
  • Pensare all’impegno e al tempo che si può dedicare alla campagna
  • Individuare la community di riferimento e pensare ai modi più geniali per coinvolgerla

Allora ragazze se avete un’idea seguite i consigli di Virginia e trasformatela in una Idea Ginger 😉

Grazie Virginia e le 5 Gingerine!

 

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