Crescono a vista d’occhio, si moltiplicano, ci invaderanno. Magari!
Sono le Social street, gruppi di persone che in totale autonomia si conoscono, stringono relazioni, collaborano e si sostengono per vivere in una città più umanizzata. Il principio è lo stesso che vigeva 50 anni fa quando potevi lasciare le chiavi di casa alla tua vicina che ti badava i bambini, mentre andavi a far la spesa, solo che ora per conoscersi si usa la rete.

Social street è un’idea nata a settembre 2013 e partita proprio da Bologna, e nello specifico da via Fondazza, una città a misura d’uomo, ma in cui i contatti si instaurano a lavoro e tra gli amici, sicuramente non nel vicinato. Così Federico Bastiani, fondatore nonché giornalista e esperto del mondo social, ha pensato di creare un gruppo sul social network più usato: Facebook e di usarlo come un punto di riferimento, un collettore di esigenze in cui scrivere di cosa si ha bisogno e aspettare le risposte.

L’esperimento ha funzionato così bene online che i componenti del gruppo si sono successivamente incontrati e hanno dato vita ad un’esperienza condivisa.

Sull’onda della popolarità della prima Social street i gruppi sono passati da 5, novembre 2013, con una crescita esponenziale a i 19 gruppi attuali solo a Bologna seguono Milano 6, Roma 3, Firenze 2 e 2 in provincia di Milano; sono invece, per ora, a quota 1: Bergamo, Parma, Pescara, Pisa, la provincia di Siena, Taranto, Torino 2 in provincia di Milano.

Chissà che quando pubblicherò l’articolo i numeri siano di nuovo aumentati.

Il motore della cosa, anche a detta dei partecipanti, è la volontà di avere uno scambio sia dal punto di vista umano, che logistico e creare una sorta di ‘moderno’ quartiere che vive a metà tra il virtuale e il reale e che fa sentire tutti parte di una famiglia allargata. Si va dalla più banale esigenza di un consiglio su di un ristorante fino allo scambio di favori. Un po’ come una banca del tempo, in cui l’incontro domanda offerta è più rapido, data la prossimità della locazione.

La caratteristica principale di Social street è la totale gratuità, il ‘mutuo soccorso’ e la fiducia spirito al quale ha risposto tutto il tessuto sociale: dal ristorante che propone vantaggi per i residenti in ottica di fidelizzazione, al cinema che dedica una serata a prezzi scontati. Non sono un ‘economista ma mi vien da dire che questo esperimento può anche aiutare un economia che stenta a ripartire e, se non ci riuscisse avrebbe comunque creato un clima psicologico accogliente e positivo.

Social street è diventato anche un sito web, punto di riferimento per tutte le altre realtà appena nate in cui ci sono le dichiarazioni di intenti dei primi partecipanti, una sorta di manifesto in cui si dichiara che:

‘ L’obiettivo del Social Street è quello di socializzare con i vicini della propria strada di residenza al fine di instaurare un legame, condividere necessità, scambiarsi professionalità, conoscenze, portare avanti progetti collettivi di interesse comune e trarre quindi tutti i benefici derivanti da una maggiore interazione sociale’.

Incuriosita mi sono iscritta da poco al gruppo di via del Borgo, dato che abito proprio lì, che è appena nato ma già molto attivo, i temi trattati sono molto concreti come informazione sugli eventi in corso e sui parcheggi e la partecipazione alla discussione mi fa ben sperare sul futuro dei miei rapporti di vicinato. Tornando invece ai Fondazziani proprio tra qualche giorno ci stupiranno di nuovo: Domenica 15 alle 18.30 è in programma in piazzetta Morandi un flash mob per farsi gli auguri che sarà un evento in linea con la filosofia del gruppo reale ma con risonanza virtuale.

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