Posts Tagged ‘ progetti in rete ’

Progetto OpenBologna: Intervista a Laura Sartori

martedì, giugno 7th, 2011

Iniziato con un appello pensato per le allora imminenti campagne elettorali, OpenBologna è un progetto che mira ad attrarre i cittadini bolognesi sul tema, non tanto politico (che come sapete non è un tema trattato dalle GGD e da questo blog), quanto piuttosto dell’Open Gov.

Ecco come si  presenta:

OpenBologna vuole promuovere una nuova visione di città basata sulla trasparenza e sulla partecipazione. Abbiamo scelto l’OpenGovernment come punto di partenza perché nella società dell’informazione si devono ripensare le relazioni tra cittadini, Pubblica Amministrazione e imprese. Un’amministrazione trasparente e a disposizione di cittadini e imprese attraverso dati e informazioni utilizzabili da tutti è un primo passo in quella direzione.

Un team tutto al femminile per questo progetto, un blog e un progetto per la città digitale di domani, ma lasciamo la parola a Laura Sartori, fondatrice del progetto.

1. Ciao Laura, presentati
Sono arrivata per lavoro a Bologna nel 2002 e ora mi trovo bene in città dopo un primo periodo di rodaggio un po’ faticoso. Adesso vivo qui col mio compagno e sono ricercatrice in Sociologia nel Dipartimento di Discipline della Comunicazione dell’Università di Bologna.


2. Raccontaci del progetto e del tuo ruolo all’interno di esso.
il progetto di OpenBologna nasce dall’esigenza di sensibilizzare la cittadinanza e soprattutto la futura amministrazione comunale ad un tema che è già molto sviluppato, ma che ancora viene considerato come una cosa per pochi appassionati. Al contrario, l’opengovernment, è un tema attualissimo e già entrato nella politica e nell’amministrazione pubblica. Basti pensare al progetto data.gov che Obama ha promosso e voluto fortissimamente.

L’idea fondamentale è quella di chiedere trasparenza alla pubblica amministrazione locale a partire dagli Opendata: la disponibilità di dati pubblici che cittadini e imprese possono utilizzare. Anzi, riutilizzare è una parola chiave per capire la necessità di avere a disposizione dati che possono essere usati.

La P.A dispone di una quantità di informazioni che sono patrimonio comune della collettività. E non si può pensare che i cittadini o le imprese non sappiano cosa farci con questi dati. All’estero molti sono gli esempi (da apps per sapere se un ristorante rispetta le norme igienico-sanitarie a quelle per conoscere e utilizzare servizi pubblici) e in Italia la Regione Piemonte ha segnato la strada che tutti dovranno seguire, è solo questione di tempo e speriamo che Bologna non segua l’Italia nell’accumulare ritardi per quanto riguarda in generale i temi della Rete.

Ecco perché abbiamo lanciato un appello a tutti i candidati sindaco delle scorse amministrative per chiedere chi di loro , se eletto sindaco, si sarebbe impegnato su questi temi. Merola è oggi sindaco e per fortuna rientra tra i (soli) tre sottoscrittori dell’appello insieme a Aldrovandi e Corticelli.

3. Ci presenti il team del progetto?
L’idea nasce tutta al femminile e ha raccolto più di 100 adesioni nel giro di qualche giorno. Ora abbiamo costituito un piccolo gruppo di lavoro che si sta dividendo i compiti per strutturare le attività del progetto OpenBologna. Vorremmo diventare un punto di riferimento per i temi relativi all’opengov e agli opendata sia per il Sindaco che inizia ora il suo mandato sia per tutti coloro che lavorando dentro P.A. o imprese o associazioni abbiano voglia di investirci parte delle loro energie.
Nel gruppo attuale ci sono infatti persone dalle esperienze e dalle competenze diverse (chi lavora nella Pa, chi nelle imprese, chi in enti di ricerca, chi in università) che però hanno trovato un punto in comune nell’opengov.

4. Bologna, donne, tecnologia: quali i punti di eccellenza e quali ancora da migliorare?
Se dovessimo giudicare solo sulla base di questa esperienza potremmo dire che il rapporto è eccellente. Ma come al solito non si può generalizzare.

Di sicuro a Bologna ci sono molte donne che lavorano, molte donne che si interessano ai temi relativi alla tecnologia e all’innovazione e quindi si possono sviluppare importanti sinergie.
Non lo stesso si può dire per altre realtà.

Secondo me, quando si parla di tecnologia si sommano almeno due tipi di ritardo. Il primo riguarda l’atteggiamento culturale verso le tecnologia tipico italiano. E il secondo è legato al soffitto di cristallo ancora troppo spesso per essere intaccato. In altre parole, siamo in ritardo sulla tecnologia in generale e in ritardo sulla partecipazione femminile nei centri decisionali (in tutte le sfere economico, politico e sociali) in particolare.

Grazie quindi a Laura e al tempo che ci ha dedicato, e speriamo di poterci fare presto raccontare i risultati ottenuti da OpenBologna!

GGDTeam Bologna

Progetto Spreaker: intervista a Tonia Maffeo

venerdì, maggio 27th, 2011

Quando abbiamo contattato Tonia Maffeo per approfondire il progetto Spreaker di cui è community manager, ci hanno subito colpito l’entusiasmo e la positività delle sue parole che, come potrete leggere voi stessi, denotano immediatamente il carattere dell’intero progetto.

Spreaker è un’applicazione online per creare e condividere contenuti audio in streaming via web e, attraverso cui gli utenti diventano deejays e conduttori radiofonici.

Spreaker può essere ascoltato in streaming dal vivo e attraverso un widget che supporta tutti i principali social media e piattaforme mobili.

Ma ora lasciamo la parola a Tonia…

1. Ciao Tonia, presentati

Per presentarmi potrei iniziare dicendo:

“Ciao sono Tonia, la Community Manager di Spreaker”

ma tutto lo staff di Spreaker inizierebbe a ridere dal momento che questa è la mia frase tipica con la quale mi presento è gettonatissima sul web.
Cercheró quindi di essere piú originale! :)

Napoletana verace trapiantata al nord, 27 anni, sono felicemente ospite di questa ridente cittá da circa 4 anni, tra lunghi periodi di nomadismo all’estero e ritorni malinconici nel Bel Paese, Bologna ha senza dubbio una particolare magia che negli anni mi ha regalato belle opportunità, come l’esperienza lavorativa che sto vivendo.
Qui nella dotta Bologna mi sono laureata e vivo in pianta stabile da quando ho iniziato a lavorare da Spreaker come Community Manager, senza però mai rinuciare alla mia più grande passione: viaggiare!

2. Raccontaci del progetto e del tuo ruolo all’interno di esso.

Spreaker è un progetto che nasce all’incirca un anno fa da un gruppo di giovani imprenditori bolognesi e che si è distinto nel panorama delle startup in Italia per la sua forte connotazione internazionale e per la grinta e la capacitá del team.
Con un primo round di finanziamenti concluso lo scorso ottobre 2010 grazie al gruppo di business angels IAG (Italian Angels for Growth), Spreaker si appresta adesso a scalare il mercato americano.
Francesco Baschieri, CEO di Spreaker, è giá da qualche settimana negli Stati Uniti, a San Francisco, dove cercherá di sviluppare una fertile rete di contatti e andare a caccia di capitali di investimento.

In Spreaker il mio ruolo è della Community Manager: mi occupo degli utenti, la presenza sui social network, del blog, della reputazione online e chi più ne ha più ne metta! :)

In realtà proprio perchè siamo una startup si fa davvero di tutto e questo mi piace molto perchè mi fa crescere dal punto di vista professionale. Sono sempre stata un’amante di tutto ciò che è dinamico e qui mi sono ritagliata tante cose da fare.

3. Ci presenti il team del progetto?

Attualmente il team è formato da  Marco Pracucci e Rocco Zanni, i due programmatori,  Francesco Baschieri e Daniele Cremonini i fondatori, Laura Gramuglia la responsabile editoriale e poi  alcune collaborazioni in giro per il mondo che ci aiutano a diffondere la piattaforma.
Tutti al di sotto dei 35, è raro in Italia ed io ne vado particolarmente fiera!

4. Cosa deve fare una donna per trovare e cogliere le opporunità come questa che stai vivendo tu?

Osare e buttarsi, non c’è nulla da perdere quindi perchè non farlo? Bisogna sperimentare, provare, testare e capire se si sta percorrendo la strada giusta o meno. Ma questo non credo sia un discorso solo femminile, anzi, ritengo che sia applicabile allo stesso modo per entrambi i sessi senza nessun tipo di discriminazione.

5. Hai incontrato dei problemi? Se sì, quali? Pensi che se fossi stata un uomo sarebbe stato tutto più facile?

Sono arrivata da Spreaker senza un passaggio di consegna e il primo mese è stato un pò frenetico ma me la sono cavata. Se fossi stata un uomo sarei scappato a gambe levate :D
Scherzi a parte, credo che in situazioni diverse uomini e donne reagiscono in modo diverso, ma non è una questione di genere quanto di personalità e di carattere!

6. Bologna, donne, tecnologia: quali i punti di eccellenza e quali ancora da migliorare?

Qui a Bologna ci sono vari esempi di startup di successo, sia in ambito tecnologico che non. All’Almacube, l’incubatore di imprese che ci ospita, quotidianamente mi confronto con realtà interessanti.

Cosa c’è da migliorare? Ancora tanto, ma non solo a Bologna, in tutt’Italia.

Questo paese è indietro e deve essere svecchiato altrimenti la voglia di mettersi in gioco e di osare verrà impiegata altrove, e non è giusto!

Ringraziamo Tonia per la sua gentilezza e la sua disponibilità e… a presto per quel caffè ;)

GGDTeam Bologna

Panzallaria @ GGD Bologna “Donne pensanti in rete e fuori”.

mercoledì, agosto 25th, 2010

E’ con immenso piacere che ospitiamo il post di una delle nostre speaker.
Francesca Sanzo, meglio consociuta in rete come Panzallaria, ci ha onorato della sua presenza alla #GGD7 e, con la disponibilità che la distingue, ha accettato di raccontare sul nostro blog  il progetto Donne Pensanti e la sua esperienza @ GGD.

“Donne pensanti in rete e fuori”

di Francesca Sanzo

Che il Web fosse un po’ donna io l’ho sempre pensato. Da quando, a cavallo del nuovo Millennio, ne sono stata folgorata e ho deciso che ne avrei fatto la mia professione. La struttura associativa, la divagazione che è possibilità di approfondimento, il serbatoio di narrazioni: tutte qualità che accomunano la Rete a un modo molto femminile di costruire la propria storia intellettuale.

Quando mi hanno invitata “alla cena delle ragazze smanettone di Bologna”, come chiamo io le Girl Geek Dinners mi sono sentita davvero lusingata: in passato avevo sbirciato foto su Flickr, letto qualche intervista ad altre ospiti e spiato gli eventi in programma, sentendomi sempre come la secchiona con gli occhiali che non potrà mai partecipare al ballo della scuola (anche questo, molto femminile) ;-) .

Mi hanno invitata, in una sera molto piovosa, a parlare di mamme e tecnologia perché io sono una mamma che – anche grazie al proprio blog – ha trovato una valvola di sfogo dove far sfiatare le tante paure, dilemmi, dubbi che assalgono quasi ogni mamma primipara e un po’ attempata. Temevo di dire banalità, di usare termini troppo poco “geek” (solo per capire come si pronuncia ho dovuto fare uno stage a Londra!) e di non essere abbastanza ADEGUATA.

Panzallaria@ GGD7Bologna

Buffo: il focus del mio intervento era proprio sul senso di inadeguatezza e su come è inutile ambire a una perfezione patinata quando si diventa genitore perché l’unico modello che ha davvero senso è la madre che sei e non quella che vorresti essere.

Ogni timidezza si è subito sciolta: le GGD bolognesi hanno sorrisi larghi e ti fanno sentire immediatamente a tuo agio. La condivisione di una passione, in molti casi lavoro, e la dimestichezza con la socializzazione tipica della rete hanno fatto il resto e ho cominciato a seguire con maggiore attenzione “le ragazze smanettone” e le loro iniziative.

Da circa un anno è cresciuta notevolmente l’attenzione che ho nei confronti dei progetti, delle associazioni “al femminile”. Ne abbiamo un gran bisogno. Come persone, come donne, come Paese.

Non è un bel momento per noi donne: l’immaginario italiano è continuamente bombardato da stereotipi che ci sviliscono o – nel migliore dei casi – cristallizzano. Televisione, pubblicità, giornali e perfino politica offrono della donna un’immagine fortemente stereotipata e i “modelli” disponibili sono pochi: mamma tutto fare, donna in carriera, pseudo velina o proto escort.

Da circa un anno ho creato un progetto che nel tempo è cresciuto (fino a costituirsi in associazione, grazie all’aiuto di alcune persone che ci stanno credendo con me) e che si chiama “Donne Pensanti: resistenza attiva ai modelli stereotipati di femminile”.

Donne Pensanti nasce con la volontà di proporre alternative a quei modelli e ha scelto un nome provocatorio: tutte le donne sono pensanti, solo che alcune non lo sanno o alcuni preferiscono non saperlo.

Fin da subito l’iniziativa ha avuto un seguito per me inaspettato: il social network che abbiamo aperto conta oggi quasi 1000 iscritti, di cui ce ne sono tantissimi attivi. L’idea è di proporre alternative attraverso racconti, video e di smontare quell’immaginario che fa da sfondo alle nostre vite per sviluppare anticorpi a una comunicazione che impoverisce tutti e che spesso è declinata in modo estremamente sessista.

Ma Donne Pensanti è anche un luogo dove le persone si confrontano, i diversi femminili si incontrano e si narrano cercando di sradicare quel senso di inadeguatezza che ci fa rimanere nell’angolo e non ci permette di unirci, attivamente, per creare reali alternative.  Qualche mese fa, grazie ad un’idea di Silvia Cavalieri, la mia socia nell’impresa, abbiamo creato un topic sul forum: “Collezione di inadeguatezze” in cui centinaia di persone hanno fatto outing e ci siamo ritrovate a ridere una delle paure dell’altra, capendo che erano proprio quelle paure il principale scoglio da superare per agire attivamente su quello che è attorno a noi.

Come tutti i progetti in rete, Donne Pensanti si è evoluto ed ha preso la strada “naturale” che doveva prendere e se all’inizio l’obiettivo era quello di lanciare una campagna di sensibilizzazione provocatoria, su almeno un quotidiano, per promuovere un rispetto maggiore della donna (a fronte dei tanti cattivi esempi che arrivano da ogni parte), poi le idee si sono moltiplicate e ora abbiamo moltissimi progetti.

A settembre diventeremo ufficialmente associazione e abbiamo in cantiere alcune proposte per le quali speriamo di ricevere il sostegno delle Amministrazioni bolognesi. Vogliamo entrare nelle scuole superiori, creare momenti modulari di approfondimento sulle pubblicità, sulla comunicazione per una riflessione collettiva insieme a coloro che maggiormente subiscono il modello univoco di femminile.

A settembre lanceremo anche la pubblicazione tratta dal progetto “Testimonia il femminile” e che è una raccolta di testi scritti da molte donne (e alcuni uomini) che testimoniano modi alternativi di vivere al femminile.

Le idee sono numerose e anche l’impegno si sta moltiplicando: auspichiamo che i tanti sostenitori virtuali e frequentatori del social network abbiano voglia di associarsi a donne pensanti, collaborando attivamente ai progetti che hanno come sede ufficiale Bologna ma contano numerosi circoli territoriali in Italia che vogliamo potenziare.

Nel giugno del 2009 non avrei pensato che un’idea discussa in un post sul mio blog Panzallaria potesse prendere così tanto spazio nella mia vita,

ora so che questa è una strada che voglio intraprendere decisamente e sono felice del fatto che si stiano concretizzando tante cose: sono partita con una forte volontà di “fare qualcosa”, di non rimanere in silenzio di fronte a quello che stava succedendo nel nostro Paese e di cui la questione femminile non è che la cartina di tornasole e ora osservo con piacere che ci sono tantissime persone che hanno voglia di prendere la parola.

Non è più tempo di demandare ad altri e ognuno di noi deve capire che abbiamo una responsabilità sociale, civile e culturale che ci rende tutti partecipi della vita italiana.

Credo di sentirmi a mio agio con le GGD perché loro, come me, sanno che (parafraso un passo del libro di Caterina Soffici “Ma le donne no: come vivere nel paese più maschilista d’Europa”) le donne non sono un PERICOLO, sono una RISORSA.

Ecco gli spazi di Donne Pensanti:

www.donnepensanti.net

http://donnepensanti.ning.com

http://donnepensanti.wordpress.com

Il mio blog

www.panzallaria.com

Panzallaria

  • About GGD

    Non per pigrizia ma per coerenza (!), prendiamo in prestito le parole delle GGD Milano, che hanno spiegato ben prima di noi in cosa consistono gli incontri Girl Geek Dinners.

    Le Girl Geek Dinners (o GGD) nascono da un’idea di Sarah Blow.

    Le GGD sono cene o incontri destinate a donne appassionate di tecnologia, Internet e nuovi media. Sono delle opportunità speciali per incontrare e socializzare con donne interessanti durante una cena. Vengono organizzate in tutto il mondo e sono eventi unici e assolutamente divertenti.

    [segue]

  • Top of page
    • RSS
    • Twitter
    • Facebook
    • FriendFeed
    • Flickr